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Domenica 15 Luglio 2018

La Via Francigena

Prende il nome dai Franchi che trasformarono il tracciato longobardo in una strada confortevole (per quei tempi) che dal nord raggiungeva Roma. Nella nostra provincia la strada, partendo da Proceno, attraversava Acquapendente, San Lorenzo, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Vetralla, Capranica, Sutri e Monterosi, seguendo, in parte, il percorso della consolare Cassia.

La direttrice viaria che dal nord Europa conduceva a Roma venne ripresa e percorsa al tempo della dominazione longobarda, allorquando si raccordarono tra loro tratti di vie vicinali alle antiche municipalità romane ormai in disuso.  Poco più di una traccia – sostengono gli storici – simile alle nostre carrarecce, dove il viandante si orientava per l’attraversamento dei fiumi, delle zone più impervie, dei valichi montani o per ricorrere ai servizi di cui aveva bisogno: abbazie, ospizi e taverne. 

Lungo l’asse viario i Longobardi dislocarono roccaforti e guarnigioni per il controllo del territorio in occasione delle lunghe marce di spostamento. Radicofani, proprio all’ingresso della Tuscia Viterbese a nord del lago di Bolsena, dava il nome ad uno di questi fortilizi che spesso erano riutilizzazioni di precedenti strutture difensive romane.

I percorsi servivano anche al passaggio dei pellegrini, come sostiene la lapide tombale della metà dell’VIII secolo rinvenuta nella chiesa di San Giorgio di Filattiera, in Val di Magra, in cui vengono elogiate le virtù del defunto ” … che aveva spezzato gli idoli pagani, convertito i peccatori alla fede e che aveva largamente soccorso del suo i bisognosi e sfamato i pellegrini”. Con i Franchi, la “traccia” divenne una strada più confortevole (per quanto possa esserlo stato a quei tempi) e quindi più frequentata: il fatto di raggiungere Roma costituiva per il governo carolingio un grande privilegio strategico.

La strada dei Longobardi cambia, così, nome e diventa la strada dei Franchi o meglio ancora “via Francigena” (strada originata dalla Francia). 

 

Una prima documentazione di questo nuovo “logo” risale al IX secolo ed i riferimenti si faranno più frequenti nei secoli immediatamente successivi, grazie soprattutto ai diari dei pellegrini e alle guide che iniziavano a diffondersi con crescente dovizia di indicazioni su percorsi e consigli utili.

Una delle più antiche testimonianze di queste memorie di viaggio ce la offre nel X secolo un pellegrino inglese, tale San Duristano, nel suo “Travel” a Roma.  Ma il documento più importante è quello compilato dall’arcivescovo di Canterbury, Sigerico, nel lungo ritorno a casa dalla Città eterna, tra il 990 e il 994. Il celebre “viandante”, registra puntualmente le ottanta submansiones da Roma fino al canale della Manica e ci segnala che nel primo tratto la Francigena ricalcava il percorso dell’antica consolare Cassia: Baccane (Baccano), Suteria (Sutri), Furcari (Forcassi presso Vetralla), Sce Valentine (San Valentino presso Viterbo) e i centri del lago di Bolsena: Sce Flaviane (San Flaviano a Montefiascone), Sce Cristina (Santa Cristina a Bolsena), le submansiones di Acquapendente ai confini con la Toscana e, quindi, le altre che in questa sede non interessano.

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