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Lunedì 23 Aprile 2018

LA STRADA DEL VINO Est! Est!! Est!!! di Montefiascone

La strada dei vini dell’Alta Tuscia comprende tre strade autonome che vengono identificate con i tre vini Doc più caratteristici, l’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, l’Aleatico di Gradoli e l’Orvieto.

La strada dell’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, coincide idealmente con il percorso di quella parte della via Francigena che da Viterbo arriva fino ad Acquapendente e che attualmente si identifica con la Strada Statale Cassia. Dal punto di vista archeologico, nelle vicinanze del percorso automobilistico, si possono rintracciare alcuni tratti della vecchia via consolare, ma noi oggi ci facciamo aiutare dalla immaginazione e cerchiamo di ripercorrere questa strada partendo dall’estremo nord della nostra provincia, porta di ingresso nella regione Lazio.

Superato il ponte Gregoriano sul Paglia, ricostruito alla fine del Cinquecento al posto di uno precedente di legno, incontriamo per prima la città di Acquapendente, importante punto di sosta e di ristoro, poiché erano presenti tre ospizi che potevano fare opera di assistenza per i pellegrini che transitavano. All’interno della Cattedrale, che a quel tempo era sotto la giurisdizione dei monaci dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, troviamo un sacello risalente alla seconda metà del X secolo costruito, secondo la tradizione di allora, ad imitazione del sepolcro di Cristo e posto all’interno di una cripta romanica, gioiello prezioso di questa chiesa.

La cittadina merita anche oggi una sosta per ammirare, oltre alla basilica suddetta, altre presenze architettoniche interessanti; l’elegante palazzo Comunale di stile neoclassico davanti al quale è collocato il monumento dedicato a Fabrizio da Acquapendente, celebre anatomista del Cinquecento, opera dello scultore Tito Sarocchi (1888); la torre medievale Julia de’ Jacopo (quanto resta della rocca edificata da Arrigo IV e sede del “Cento Visite”) e la torre dell’Orologio, che faceva parte del castello imperiale di Federico Barbarossa; la chiesa di S. Francesco, il rinascimentale palazzo Viscontini, opera di Ippolito Scalza. Nel periodo di carnevale, per antica tradizione, si svolge nella cittadina una sfilata di carri allegorici, ma la festa più caratteristica ed interessante è quella della Madonna del Fiore (che si svolge all’incirca a metà maggio), durante la quale vengono esposti i famosi “Pugnaloni”, grandi pannelli confezionati con fiori freschi a tema vario, in ricordo della riconquistata libertà nel 1166 dopo la cacciata del tirannico Governatore di Federico Barbarossa. Dopo la visita alla città, gli amanti della natura non possono perdere l’occasione per fare una visita alla “Riserva Naturale Monte Rufeno”, un’area protetta con legge del 1983, estesa per circa 3000 ettari, ricca di interessanti presenze faunistiche, ma soprattutto floreali, che una volta ammirate dal vivo si possono rivisitare e studiare nell’accluso Museo del Fiore. Continuando il percorso si attraversa la cittadina di San Lorenzo Nuovo, un insediamento settecentesco, esempio interessante di una pianificazione urbanistica, sorto per accogliere gli abitanti che lasciavano la vecchia e malsana località di San Lorenzo alle Grotte posta nelle vicinanze; dopo pochi chilometri si giunge a Bolsena, la perla di questo percorso gastronomico, religioso e naturalistico, dove dall’alto della sua Rocca Monaldeschi si può ammirare il suggestivo paesaggio del lago che da questa cittadina prende il nome. Si tratta del più grande lago italiano di origine vulcanica, che con le sue due isolette ricche di storia e di monumenti (in una vi morì la sfortunata Amalasunta), è oggi considerato, turisticamente, il più attraente e il più riposante lago dell’Italia Centro-Meridionale, meta di una affezionata clientela turistica d’oltralpe, specie tedesca.

Della cittadina ci sarebbe molto da dire, basta ricordare la Collegiata di Santa Cristina dove è presente la “cappella del miracolo”, con i resti marmorei dell’altare del famoso miracolo del corporale bagnato di sangue, che ha dato origine alla festa del “Corpus Domini”, sempre all’interno di questa originale collegiata che si presenta con tre facciate diverse, si trovano le catacombe dedicate a santa Cristina, dove fu rinvenuti il corpo della santa morta affogata nel lago. Una visita obbligatoria va fatta anche al “Museo territoriale del lago”, dove sono presenti le testimonianze della vita di questo lago dalla preistoria ai giorni nostri. L’interesse enogastronomico, che dovrebbe essere il nostro principale, di questa tappa della strada dell’Est! Est!! Est!!! è rivolto in primo luogo ai pesci di questo lago, che si possono apprezzare, soprattutto per la loro freschezza, nelle numerose trattorie presenti sulle rive del lago o all’interno della cittadina. Il più pregiato, tra i pesci, è sicuramente il coregone, seguito dagli innocenti e fragranti lattarini, dai delicatissimi filetti persico, dalla saporitissima tinca; ma le più famose, però, sono senza dubbio le anguille, che il sommo Dante ricorda nel suo poema, perché furono causa della morte del papa Martino IV, che era solito abusarne oltre misura, forse a causa della loro bontà. Insieme con i pesci ricordiamo, però, che in questo territorio iniziamo ad incontrare le prime aziende agricole, e quindi le prime estensione di vigneti, che curano quell’uva che ci permette di produrre il famoso vino che dà il nome alla strada. Quando si parla di strade, in questo caso quelle enogastronomiche, si associa il concetto di velocità, di toccata e fuga, ma in questo caso, per soddisfare lo spirito e il corpo, non sarebbe male una sosta giornaliera in questa splendida cittadina, ricca di numerose possibilità ricettive alberghiere, alla portata di tutte le tasche, anche quelle di persone esigenti e facoltose.

Ammesso, e non concesso, che ci sia stata questa sosta riprendiamo il cammino per raggiungere un altro caposaldo del nostro percorso, parlo della cittadina di Montefiascone, la capitale dell’Est! Est!! Est!!!, quella dove è avvenuto il famoso incontro tra il servo Martino e il vino del posto. Tutti gli amanti del vino conoscono questa storia che pertanto sorvoliamo, ricordando, però, che nel territorio di questo comune, dove si può ammirare lo spettacolo dei vigneti adagiati lungo i pendii della conca del lago, sono presenti la maggioranza delle aziende viti-vinicole che producono non soltanto il famoso vino in questione, ma anche altre qualità di vini, specialmente rossi, che stanno raggiungendo i vertici della produzione regionale e, per un in particolare, anche di quella nazionale. La ristorazione del posto, più varia rispetto a quella di Bolsena, presenta anche piatti cosiddetti di terra, nel rispetto delle tradizioni locali, dal momento che nella cittadina risiedevano pochissimi pescatori, per cui la tradizione della cucina di pesce del lago è un fenomeno relativamente recente, ma ormai consolidato. La visita alla città è comunque d’obbligo, per visitare la chiesa romanica di San Flaviano, risalente al XII secolo, abbastanza singolare perché costituita da due ambienti sovrapporti, all’interno della quale si trova la tomba del nobile tedesco Defuk, morto sul posto dopo, ma non a causa, aver assaggiato il famoso vino indicatogli da suo servo Martino, un pellegrinaggio, quindi, obbligatorio per gli amanti del vino. Altro monumento da visitare il Duomo rinascimentale, che possiede una grandiosa cupola che fa mostra di sé dominando tutto il territorio circostante, affiancato dalla Rocca Pontificia, edificata per ordine del papa Urbano IV, dal belvedere della quale si può ammirare lo splendido panorama del nostro lago. Lasciata Montefiascone il nostro viaggio lungo questa strada si conclude a Viterbo, il capoluogo provinciale di questa Tuscia, dal quale si può anche partire per fare il percorso all’inverso, che tralasciamo di descrivere perché troppo lungo sarebbe il discorso, ma che dal punto di vista enogastronomico rappresenta la sintesi delle nostre strade dei vini, sintesi che possiamo gustare nelle trattorie tipiche e in alcuni punti di ristoro dei vari agriturismi sparsi soprattutto nel territorio dei monti Cimini, immersi all’interno di suggesti paesaggi boschivi di castagneti e di faggi.

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