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Martedì 18 Settembre 2018

La Basilica e Santuario di Santa Rosa da Viterbo

Basilica e Santuario di Santa Rosa da Viterbo dedicato alla piccola, grande Santa concittadina sorge alla sommità dell’attiguo colle dove nella prima metà del secolo XIII esisteva un piccolo monastero delle suore di S. Damiano con una chiesuola detta di Santa Maria delle Rose. 

La chiesetta prese il nome di Santa Rosa quando il papa Alessandro IV vi trasportò solennemente l’incorrotto corpo della Santa rimasto inumato, nei primi anni, nella chiesa di S. Maria in Poggio. Con il diffondersi della conoscenza dei miracoli e con lo svilupparsi del culto per la Santa, si ampliarono e si trasformarono anche la piccola chiesa e l’annesso monastero. 

Nel 1453 il fiorentino Benozzo Gozzoli illustrava la vita di Santa Rosa sulle pareti della chiesa in preziosi affreschi sconsideratamente distrutti negli ampliamenti del 1632 Nel 1849 altri rifacimenti, non certo più felici, causarono la perdita di altre opere d’arte.

Solo la costruzione della grande cupola, effettuata nei primi decenni del corrente secolo dall’architetto Arnaldo Foschini, e che, per altro, ha richiesto ingenti opere di consolidamento, ha dato al tempio un decoro e una grandiosità più confacenti all’amore ed alla venerazione che i Viterbesi nutrono per la piccola Santa concittadina nata in una povera famiglia di agricoltori nel 1233 e che spese tutta la sua breve vita, durante un turbinoso periodo di odi e di vendette, nella preghiera e nell’amore per il prossimo, luminoso esempio di bontà per amici e nemici che alla sua morte, avvenuta nel 1252, prima ancora di ogni processo canonico, la chiamarono Santa.

La chiesa, anche oggi, non è ricca di opere d’arte, il primo quadro a sinistra entrando rappresenta S. Francesco di Sales ed è del tedesco Witmer; il polittico della cappella seguente è del pittore viterbese Francesco d’Antonio detto il Balletta ed è certo la cosa più pregevole, la Madonna è in trono col Bambino tra Santa Rosa e Santa Caterina d’Alessandria, nelle cuspidi l’Annunciazione e la Madonna della Misericordia, nei pilastri laterali sei graziose immagini di Santi, nella predella, tra altri Santi, il Cristo in Pietà tra la Madonna e S. Giovanni Evangelista. 

Il polittico, firmato ma non datato, è certamente posteriore a quello dello stesso autore esistente nella chiesa di S. Giovanni in Zoccoli e che porta la data del 1441. Di fronte, dietro una grande cancellata, è custodito il corpo incorrotto di Santa Rosa che appare composto, annerito dal tempo e avvolto nella tunica francescana in una ricca urna metallica donata dal cardinale Urbano Sacchetti, vescovo di Viterbo nel 1683. 

L’antica urna, che il Sacchetti volle sostituire, è conservata nell’interno del convento in locali attigui alla casa della Santa ed è ornata con pitture attribuite, non sappiamo con quanto fondamento, al pittore Francesco d’Antonio autore del polittico.

L’attiguo, vastissimo monastero, in parte occupato dalle Clarisse, in parte da istituzioni religiose di assistenza ed istruzione, conserva qualche dipinto e qualche arredo di notevole interesse, ma difficilmente visibili per la clausura e per i non facili permessi.

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